“Al personale sanitario che da oltre un anno è impegnato direttamente a far fronte all’emergenza Covid, siano riconosciuti gli stessi benefici pensionistici già attribuiti ai militari combattenti”.

Questa è la proposta che lancia al Governo il Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche. “Non è un’idea campata in aria – spiega il segretario nazionale Andrea Bottega -. Basta infatti guardare al numero di contagiati e alle conseguenze fisiche e psicologiche, rilevate da numerosi studi, quale effetto del carico di lavoro, per capire che in questa guerra contro il virus gli ‘eroi’ della Repubblica sono tutti coloro che come personale sanitario hanno combattuto e continuano a combattere in prima linea per sconfiggerlo”.

Scrive il Segretario Nazionale Bottega, in una lettera che già il mese scorso ha inviato ai ministri competenti Roberto Speranza e Andrea Orlando e per conoscenza pure al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in qualità di capo delle Forze armate, ha anche dettagliato la sua proposta: “Benefici pensionistici nella misura di un anno ogni tre mesi di emergenza e con effetto retroattivo da marzo 2020”.

E’ scontato che tocca al Governo, eventualmente, individuare il percorso normativo da seguire, “ma è altrettanto scontato che lo strumento del decreto sarebbe il percorso più veloce per mettere in campo un ristoro di questo tipo. Anche per sanare – conclude il segretario – quella disparità di trattamento che è stata riservata proprio agli infermieri sul riconoscimento dell’indennità specifica, non esigibile come per i medici già da gennaio scorso, ma vincolata alla contrattazione che ancora è di là da venire”.

Uno dei benefici è previsto dall’articolo 3 della legge 336/1970 una maggiorazione che comporta, in particolare, un incremento dell’anzianità contributiva utile sia ai fini del conseguimento del diritto alla pensione che ai fini della determinazione della sua misura pari di regola a 7 anni, che diventano 10 anni se il lavoratore era mutilato, invalido o vittima civile di guerra. L’incremento in questione è altresì utile ai fini del trattamento di fine servizio e viene, quindi, conteggiato al momento della cessazione dal servizio incrementando il periodo utile complessivo valutabile in favore dell’assicurato.

Altro beneficio è previsto dall’articolo 1 della legge 336/9170 che riconosce al personale in questione un incremento stipendiale del 2,5% della retribuzione tabellare